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Il "problema" del voto a scuola ai tempi del Coronavirus

Questo mio scritto è in risposta a questo articolo, invito a leggerlo per contestualizzare

IL PROBLEMA DEI VOTI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

 PREMESSA: Non sono un insegnante, quindi parlo da normale “persona”, per esperienza personale, con un vissuto da studente e da persona che viene da un contesto famigliare di generazioni di insegnanti (nonni, bisnonni, genitori, zii, parenti) e chiedo agli insegnanti di non vederla come una critica al proprio lavoro, conoscendo comunque tutto il lavoro educativo che ci sta dietro che non è banale e tutta la ricerca pedagogica che lo segue, le mie quindi sono le riflessioni di un “ignorante partecipato” che vede solo l’effetto del sistema attuale. 

Il problema dei voti è reale ma allo stesso tempo molto “percepito” dagli insegnanti, il sistema dei voti è un sistema imparziale e “asettico” ma  ha portato e porta molti insegnanti a “ragionare in funzione di esso”. 

Il fatto che ora il problema si presenti, in una situazione dove gli studenti hanno un divario rilevante dato dall’accesso alla tecnologia, porta a galla un problema già presente, dove il divario prima era dato anche da altre caratteristiche (situazione familiare, attitudine dello studente e crescita personale, esperienza pregressa) e spesso il voto è stato giustificato o mascherato con l’intenzionalità sottintesa del “non ha voglia” o “ha voglia di studiare” o “è bravo o non è bravo” “si sforza o non si sforza” e non si parla (solo) di studenti che hanno un PEP o DSA, ma anche di studenti nella zona grigia, quelli che magari per prendere una sufficienza devono sforzarsi come il primo della classe quando prende 10.
Ma allo stesso tempo il voto può essere una condanna anche per i più bravi, perchè una volta preso 10 puoi solo peggiorare.

Il valore psicologico di un sistema come questo è un problema concreto per i più fragili e i più sensibili.
Il voto a scuola dagli studenti viene spesso visto e addirittura promosso da alcuni insegnanti come un abito, diventa pelle: se prendi 4 sei da 4, quindi vali 4.
Non sto dicendo che sia un sistema sbagliato, anche perchè dipende tutto dall’insegnante far capire a cosa serva il voto, sicuramente è il sistema più veloce ed efficace ma forse ci si è rifugiati troppo dietro questo sistema senza ricercare un modo concreto di migliorarlo (non che non sia stato fatto, ci sono fior di ricerche su questo) ma l’importanza che è data a questo strumento, deve secondo me essere misurata e spiegata, soprattutto ora in funzione dell’indicazione della direzione in cui bisogna lavorare e non in funzione di una “classificazione” e appunto, di un giudizio a prescindere, perchè il problema dei voti esisteva già prima, solo che ora è più evidente.

La sfida per gli insegnanti secondo me è proprio questa, non ho una “soluzione” a un’organizzazione che è radicata ormai da decenni in una classificazione a giudizio, ma forse può essere uno spunto di riflessione, e un punto di partenza per uscire dal sistema attuale e dare valore all’insegnamento stesso e al coinvolgimento dello studente.

Certamente è un lavoro difficile per chi insegna, soprattutto per chi si è affidato sempre al voto come metro, è una strada tutta nuova che obbliga a ragionare in maniera più complessa, ma può portare al miglioramento, magari non *eliminando* il voto ma reinterpretandolo in chiave più personale.

La scuola deve aprire orizzonti, deve allargare i confini della mente, deve incendiare di passioni, deve coltivare i talenti, deve valorizzare le differenze prima di incasellare nelle etichette. E’ una bella sfida. 

Aggiungo, in merito, che trovo opinabile dichiarare che gli studenti hanno bisogno di un “obiettivo da raggiungere, e che questo sia numerico” perchè prevede che l’obiettivo appunto non possa essere il raggiungere la conoscenza e la padronanza di quanto viene insegnato e il piacere di conoscere e la soddisfazione di SCOPRIRE e SAPERE, ma da quanto scritto si da per scontato che l’obiettivo sia, appunto, il numero, il voto.
Secondo me invece sarebbe da interrogarsi: Come fare in modo di tirar fuori al meglio questa caratteristica innata dei bambini e dei giovani nello scoprire cose nuove ? 

Si potrebbe obiettare che l’alternativa possa essere il sistema Montessoriano, che a sua volta non è perfetto, ma non è detto che questa sia la risposta: Non sono contro al sistema dei voti e non sto nemmeno proponendo un sistema di insegnamento in alternativa ad un altro, la mia è una riflessione al modo in cui alcuni insegnanti usano i voti: il sistema dei voti può essere utilizzato con profitto, ma va fatto in funzione di migliorare la qualità dello studio, e non come metro di giudizio asettico e numerico, come purtroppo spesso si vede. Invece può essere uno strumento utile quasi più all’insegnante che allo studente.

Gli insegnanti sicuramente capiscono cosa intendo, il mio ragionamento non va verso l’eliminazione dei voti, ma sul riflettere su quale debba essere l’interpretazione degli stessi in funzione del valore dell’insegnamento che si fornisce.

Mi spiego in maniera differente, e se posso permettermi una piccola provocazione, è significativo come il primo “problema” che è saltato fuori da parte di alcuni insegnanti ora che c’è il Coronavirus sia “come faccio a dare i voti in questa situazione” e prima ancora di, riprendendo il discorso precedente, “Come posso aprire orizzonti, e allargare le menti, incendiare passioni e coltivare talenti in questa situazione?”

Il problema non deve essere di tipo “tecnico e organizzativo” o indirizzato sul come fare a dare un giudizio agli studenti, ma come fare ad interpretare i risultati che vedo in funzione degli insegnamenti che do? Che strumenti posso usare per la mia valutazione di insegnante? I miei insegnamenti con questo sistema funzionano? Queste sono le domande che devo pormi prima di interrogarmi sul problema tecnico della votazione o del fatto che uno studente si disconnette durante la verifica per fregarmi, quasi fosse un “nemico”.

Questo non significa che debbano essere tolti i voti, ma è segno che, se la “preoccupazione principale è questa”, forse, il sistema è appunto un po’ “troppo” radicato attorno alla questione del voto inteso come giudizio e non come strumento.

La valutazione, inoltre, può anche non essere data da un singolo voto numerico, deve essere soprattutto qualitativa prima che quantitativa, e ora più che mai gli studenti vanno pensati come persone (diverse tra loro) con dei talenti e delle potenzialità da coltivare e non come numeri, e gli strumenti che possono e dovrebbero essere usati possono anche non essere solo dei numeri, ricordando che l’obiettivo principale dello studente non dovrebbe essere il numero del voto, ma la soddisfazione di aver imparato, sperimentato, conosciuto qualcosa di nuovo, e che l’obiettivo dell’insegnante non è valutarlo e giudicarlo, ma trasmettergli questa meraviglia che lo ha portato ad intraprendere questo percorso.